lunedì 29 marzo 2010

La Pasqua calabrese

Le "cuzzupe" pasquali: ricetta per preparare il dolce tipico della Pasqua

Ingredienti

600 gr di farina bianca,

15 gr di lievito di birra,

200 gr di zucchero,

100 gr di strutto,

un bicchierino di anice,

un limone,

quattordici uova

Procedimento

Preparare un panetto con un poco di farina e il lievito di birra disciolto in un poco d'acqua calda e metterlo a lievitare in luogo caldo. quando sarà ben lievitato, mescolarlo alla farina disposta a fontana sulla spianatoia, unendovi quattro uova, il liquore, lo zucchero, un pizzico di sale e, da ultimo, lo strutto ammorbidito. Lavorare a lungo ed energicamente la pasta che deve essere soda ed elastica. farne tante ciambelle o dei panetti lunghi una decina di centimetri e su ciascuno incastrare un uovo crudo. allineare le "cuzzupe" sopra la piastra infarinata, farla lievitare per un paio d'ore poi metterle a cuocere in forno caldo (220°).

sabato 27 marzo 2010

La leggenda della Fata Morgana


Se in una calda giornata estiva, passeggiando sullo splendido lungomare di Reggio Calabria (che D'Annunzio definì "il più bel chilometro d'Italia"), vi capitasse di vedere paesi e palazzi della costa siciliana deformarsi e specchiarsi tra cielo e mare, vicini a tal punto da distinguerne gli abitanti, non dovete impressionarvi. Siete solo vittime di un incantesimo. E' la Fata Morgana, un fenomeno ottico simile a un miraggio che si può osservare dalla costa calabra quando aria e mare sono immobili. La leggenda racconta che anche Ruggero I d'Altavilla fu incantato dal sortilegio. Per indurlo a conquistare la Sicilia, con un colpo di bacchetta magica la Fata Morgana gliela fece apparire così vicina da poterla toccare con mano. Ma il re normanno, sdegnato, rifiutò di prendere l'isola con l'inganno. E così, senza l'aiuto della Fata, impiegò trent'anni per conquistarla.

La costa siciliana, vista da quella calabrese, sembra distare pochi metri. Si possono distinguere molto bene le case, le auto e addirittura le persone che camminano nelle strade di Messina. Il tutto avviene quando sulla superficie del mare, minuscole goccioline di acqua rarefatta, fanno da lente di ingrandimento. Il fenomeno prende nome dalla Fata Morgana della mitologia celtica.

Questa è un’altra versione del mito della Fata Morgana.

Era agosto, il cielo e il mare erano senza un alito di vento, e una leggera nebbiolina velava l'orizzonte, durante le invasioni barbariche dopo avere attraversato tutta la penisola, un'orda di conquistatori giunse alle rive del mare Jonio nella città di Reggio Calabria e si trovò davanti allo stretto che divide la Calabria dalla Sicilia. A pochi chilometri sull'altra sponda sorgeva un'isola con un gran monte fumante, l'Etna, ed il Re barbaro si chiedeva come fare a raggiungerla trovandosi sprovvisto di imbarcazioni quindi impotente davanti al mare. All'improvviso apparve una donna meravigliosamente bella, che offrì l'isola al conquistatore, e con un cenno la fece apparire a due passi da lui. Guardando nell'acqua egli vedeva nitidi, come se potesse toccarli con le mani, i monti dell'isola, le spiagge, le vie di campagna e le navi nel porto. Esultando il Re barbaro balzò giù da cavallo e si gettò in acqua, sicuro di poter raggiungere l'isola con due bracciate, ma l'incanto si ruppe e il Re affogò miseramente. Tutto infatti era un miraggio, un gioco di luce della bella e sconosciuta donna, che altri non era se non la Fata Morgana. Il fenomeno si ripete ancora oggi nei giorni calmi e limpidi d'estate, nelle acque della riva di Reggio.

mercoledì 24 marzo 2010

Il Crotone travolge il Frosinone!!


Crotone, tre sberle al Frosinone
La squadra di Lerda ci mette testa e grinta, quella di Moriero gioca una partita inguardabile
Sabato 20 e' tornato alla vittoria il Crotone regolando con un sonoro 3-0 il Frosinone dei tanti ex rossoblù. Ovazione dello stadio per Checco Moriero al suo ingresso in campo, ma dopo il fischio iniziale dell’arbitro non c’è più spazio per i ricordi. Primo tempo non bellissimo con i pitagorici che cercano di fare la partita, ma sfondare non è facile. Al 9’ spunto da applausi di Gabionetta che lascia sul posto Bocchetti, ma il suo traversone finisce fuori. Al 18’ il Crotone ha un’occasionissima per passare; cross di Mazzarani per la testa di Mendicino che colpisce bene e Frattali compie un vero e proprio miracolo. I rossoblù non rischiano praticamente nulla, Mendicino e Gabionetta si prodigano benissimo nella fase difensiva e al momento giusto ripartono. Ma il vantaggio per i padroni di casa arriva solo al 46’ sul penalty; il solito Mendicino serve in area Grillo che viene steso da Scarlato, rigore. Sul dischetto si presenta Bonvissuto che spiazza il portiere, 1-0.

Nella ripresa il Frosinone è praticamente nullo, per merito anche del Crotone. Al 12’ pezzo di bravura di Galardo che conquista caparbiamente il pallone, serve sulla corsa Gabionetta che si beve Bocchetti, converge verso il centro e deposita la sfera in rete con una conclusione chirurgica: 2-0. Ma i rossoblù non si fermano, con il passare dei minuti cresce la prestazione di Perpetuini (all’esordio dal primo minuto) che dimostra grande personalità e concretezza. La rete del definitivo 3-0 arriva con una conclusione di Ginestra servito ottimamente da Degano, con Bocchetti che ci mette del suo.

Funziona tutto nel Crotone che aggancia in classifica i ciociari. Una vittoria fondamentale per i ragazzi di Lerda che questa settimana avranno un doppio impegno importante. Due partite che potrebbero significare molto per la truppa rossoblù.

lunedì 22 marzo 2010

Dalla Calabria a Parigi

Qualche giorno fa ho ricevuto questa mail. La pubblico interamente qui di seguito e colgo l'occasione per ringraziare chi l'ha scritta. Sono sempre contenta di ricevere suggerimenti riguardo al blog.

Ciao Ginè,

come va? Spero che a Tarquinia le cose ti vadano bene. Qui sempre tutto uguale, soprattutto in un inverno che sembra non passare mai. Bello il blog....ma basta con 'sta Calabria. Facci vedere qualcosa di Taquinia, carica qualche foto tua e di Alessandro. Vogliamo vedere il filmato del Cristo Risorto. Dicono i tuoi che è tanto commovente.
Comunque, ho trovato un articolo che sicuramente ti piacerà. E' la storia di un mito, una leggenda della musica leggera francese, Dalida. I genitori erano di un paesino vicino Catanzaro ed emigrarono, come molti calabresi, in terra straniera per cercare lavoro.
Mi sembra molto legato alla tematica del blog. Ti ho copiato l'articolo qui di seguito.Leggilo.
Spero di vederti presto. Ti abbraccio.
Tuo cugino Salvatore.

DALIDA "La Calabrese di Parigi"

Si chiamava in realtà Jolanda Cristina Gigliotti,nacque il 17 gennaio 1933 a Choubrah, un modesto sobborgo de Il Cairo (Egitto) da genitori calabresi.Provenivano da Serrastretta, un paese vicino Catanzaro.
Il padre Pietro diventa primo violino dell’Orchestra del Cairo e trasmette alla piccola Jolanda la passione per il mondo dell’arte.
E' il 24 dicembre 1954 quando Dalida prende un aereo e si trasferisce a Parigi ed inizia la sua carriera musicale, che in breve tempo la porterà a diventare la cantante più amata di Francia.
Anche in Italia la sua fama si diffonde rapidamente.
Nel 1962 DALIDA ha 29 anni quando si reca in visita nel paese di origine dei suoi genitori, Serrastretta (Catanzaro), e canta in uno spettacolo il cui incasso viene devoluto in beneficenza ai gestori di un orfanotrofio locale. Serrastretta le conferirà, il 7 di aprile, il titolo di cittadina onoraria oltre che la carica di madrina della squadra di calcio.

Nel 1964 è la prima donna a vincere il disco di platino per aver venduto più di 10 milioni di dischi. La cantante ha venduto più di 125 milioni di dischi premiati da oltre settanta dischi d'oro in sette lingue, numerosi dischi di platino e quello di diamante (creato appositamente per lei).

Tra i molteplici riconoscimenti che le sono stati attribuiti figurano due Oscar mondiali della canzone - ricevuti nel 1963 e nel 1974 per Gigi l'amoroso - nonché, nel 1975, il Premio dell'Académie du Disque français per il brano Il venait d'avoir 18 ans (ispirato al romanzo di Colette Le Blé en herbe, è stato uno fra i suoi brani più conosciuti in Italia con il titolo 18 anni).

Insieme a Edith Piaf, Dalida è senza ombra di dubbio la cantante che ha maggiormente contrassegnato la musica leggera transalpina del XX secolo.

Il suo pubblico l'adora e ne fa una vera e propria icona.
E' il 26 gennaio del 1967 quando Dalida, a 34 anni, partecipa al Festival di Sanremo accanto a Luigi Tenco con sua la canzone "Ciao amore ciao".
Tenco la cantò in italiano e Dalida in francese ma con titolo e ritornello in lingua madre.In realtà Tenco era fortemente indeciso sull'opportunità di presenziare la manifestazione canora ma Dalida era talmente affascinata dal brano che convinse Tenco a gareggiare.
Ma la giuria elimina la canzone al primo turno e Tenco, ritenendola una cosa assolutamente ingiusta, rimane profondamente deluso e si uccide.Da quel momento Dalida alterna il successo con momenti di grande depressione, che la portano a tentare il suicidio due volte.E' domenica 3 maggio del 1987 quando, nella sua villa in rue d'Orchamps a Montmartre, Dalida viene trovata senza vita.
Accanto a lei un biglietto: Perdonatemi, la vita mi è insopportabile.

In Calabria:
L’associazione "Dadila" di Serrastretta, che è nata con l’obiettivo di stimolare la crescita del paese e conservarne le tradizioni, nel nome dell’artista, l’ha celebrata in modo speciale, puntando soprattutto su due grandi eventi: l’apertura di una casa-museo, la "Casa Dalida" e la posa di un’opera bronzea (di Francesco Gallo) con il volto della cantante nell’Anfiteatro Dalida in piazza Aldo Moro.
Nella casa-museo, tre sale ricche di reperti, fotografie, l’atto di nascita che l’artista ha richiesto al Comune di Serrastretta per sposarsi, il telegramma del Presidente Napoletano all’associazione, 33 e 45 giri e spartiti musicali appartenuti alla cantante.
Ci sono gli oggetti personali che ha portato l’amica storica Luciana Gaggio da Milano e poi i pezzi della collezione propria di Demetrio Papagni da Firenze e ancora materiale spediti da Roma e dalla Francia; insomma, amici e appassionati riconoscono alla casa-museo di Serrastretta il diritto di conservare la memoria di Dalida; come a dire:"è qui che sono le sue origini, è qui che deve essere ricordata".

giovedì 18 marzo 2010

La crisi colpisce anche il settore sanitario




Ospedale Crotone e carenza infermieri



Il responsabile è il Piano di rientro. Non solo nel settore dei finanziamenti delle strutture sanitarie della provincia crotonese, ma anche nel comparto del personale sanitario e della sua rimodulazione. Perché secondo il Piano approvato dalla Giunta regionale della Calabria, il turn-over del personale ha subito un vero e proprio blocco. Nelle assunzioni. E se prima di novembre 2009, il mese in cui ha preso corpo il Piano di rientro, la situazione del settore infermieristico dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone era grave, adesso lo è maggiormente. Perché l’ospedale civile “San Giovanni di Dio” convive da tempo con un organico molto esiguo.
Per questo motivo i dipendenti sanitari dell’Asp pitagorica, con la Cgil-Fp e la Uil-Fpl, hanno avanzato alcune richieste alla dirigenza dell’Azienda azienda sanitaria provinciale di Crotone. Richieste che saranno enunciate anche venerdì in occasione di un’assemblea che si terrà alle ore 12 presso la biblioteca dell’ospedale crotonese. Durante l’incontro si discuterà inoltre della mancata applicazione del contratto integrativo aziendale 2006-2009. Contratto già approvato da tre mesi.
Tra le istanze emergono su tutte la programmazione da parte dei vertici aziendali, la richiesta di strutture idonee in cui lavorare, la dotazione di apparecchiature strumentali e ovviamente l’assunzione di personale infermieristico, tecnico e sanitario di base all’interno del presidio ospedaliero.
La mannaia dei tagli sembra avere colpito il settore infermieristico che allo stato attuale si trova a lavorare con una programmazione dei turni che sembra ledere il diritto legittimo del giorno di riposo. La programmazione, a detta degli infermieri del presidio ospedaliero, è infatti soggetta a manipolazioni continue e alla necessità di richiamare in servizio anche il personale in riposo. La conseguenza è allora una reperibilità 24 ore su 24 e non retribuita. Per questo motivo le sigle sindacali hanno deciso di tutelare i lavoratori facendo leva sui Decreti legislativi 626 del 1994 e 81 nel 2008, i quali mirano a difendere la sicurezza negli ambienti di lavoro e la prevenzione degli infortuni. Norme legittime che servono a vigilare sulle condizioni lavorative di un settore in crisi e di dipendenti costretti a coprire numerosi turni, rinunciando spesso alle ferie.

Erica Tancioni

lunedì 8 marzo 2010

Un simpatico omaggio a tutte le donne

Fossi io poeta........

venerdì 5 marzo 2010

PAESE CHE VAI..........

Mi hanno suggerito di descrivere un po' delle nostre usanze. Lo so che molte vi sembreranno strane ma in alcuni paesetti esistono ancora.

IL MATRIMONIO
Fino a poco tempo fà, le usanze riguardo il fidanzamento e il matrimonio, erano diverse da quelle di oggi. Diciamo che era tutto più romantico, poichè le occasioni di parlarsi erano pochissime,i fidanzati, comunicavano tramite canzoni ( a serenata ). L' età del matrimonio era 13, 14 anni, e chi superava i 26,27 anni era considerata "zitella".

A FUJITINA ( A Crotone a Calata)

Fino a pochi anni fa, a fujitina era quasi di moda!! Era il matrimonio senza abito bianco.Accadeva tra due giovani innamorati , che, o per disastrate condizioni economiche o per contrasti tra le famiglie decidevano si “fuggire” insieme ( na calamu ) !! .

La notizia suscitava grande scalpore nell’interno del paese, fino al punto che, alcuni genitori non volevano sentire pronunciare più, il nome dei propri figli, altri genitori invece si rassegnavano e al ritorno dei “fuggiaschi”. (Fuga che normalmente durava dai tre ai sette giorni), imponevano il matrimonio, (il quale come detto all’ inizio, veniva celebrato senza abito bianco oppure senza velo). Questo era il sistema per vincere l’ odio dei genitori dissenzienti.

IL CORREDO

Fino dalla nascita di una figlia femmina, Mamma e Nonna si adoperavano a realizzare “ U corredo” la dote, che comprendeva mutande e sottoveste ricamate, tutto in numero pari, sei, dodici, ventiquattro.Lenzuola, asciugamani, coperte e tovaglie da tavola che un tempo si tessevano al telaio. Qualche mese prima del matrimonio, il corredo veniva tirato fuori dalle cassepanche per essere lavato e mostrato ai vicini di casa.

IL LETTO DEGLI SPOSI

Tradizione che ancora oggi si ripete in molti comuni . Una settimana prima del matrimonio, sulla futura dimora degli sposi, viene aggiustato il letto matrimoniale. Per l’ occasione si espone il corredo che porta in dote la ragazza e che le donne nubili della famiglia portano, dalla casa paterna alla futura degli sposi, vengono invitati tutti i parenti e il vicinato, una volta aggiustato il letto viene lanciato il bambino più piccolo nel centro del letto come augurio di fecondità. Sul letto nuziale tutti gli invitati appuntavano soldi sui cuscini ognuno secondo le proprie possibilità, intanto si festeggiava con pasticcini fatti in casa, liquori e balli.

IL GIORNO DEL MATRIMONIO

Eccoci arrivati al giorno del matrimonio, all’alba, le donne del vicinato addobbavano con tralci d’ edera e fiori l’ uscio, che la sposa avrebbe varcato. L’ abito bianco della sposa veniva portato, dalla casa paterna di lui, alla casa paterna di lei dalla suocera, in una grande cesta di vimini, e la futura nuora affinché la cesta non ritornasse indietro vuota, ricambiava il dono con un’ altro dono (normalmente un pezzo di stoffa per confezionare un abito). Non appena la sposa era pronta, partiva un corteo diretto in chiesa con tutti gli invitati, durante il cammino gli sposi venivano salutati dalle famiglie con lanci di riso e soprattutto confetti, che i ragazzi del paese per raccoglierli si buttavano letteralmente a terra tra le gambe dei partecipanti. A nozze avvenute si girava con i vassoi pieni di liquori, pasticcini, confetti. La sera quando i festeggiamenti erano finiti, un gruppetto di amici si riunivano sotto il balcone della camera da letto, con chitarra e mandolino suonavano e cantavano " a serenata", alla fine della "serenata" la sposa si chiudeva nella camera da letto, mentre lo sposo, per ringraziare offriva da mangiare e bere a tutto il gruppetto. Dopo una settimana di ritiro in casa gli sposi finalmente uscivano per andare in chiesa, lo sposo indossava il vestito delle nozze mentre la sposa indossava il secondo abito e la “parata”cioè i regali d'oro che aveva ricevuto il giorno della promessa .Finita la messa, per usanza, erano invitati dalla suocera alla casa paterna di lui.

La Calabria come tappa importante del Grand Tour


Il Grand Tour fu un fenomeno culturale tipicamente settecentesco.
Con l'espressione si é soliti definire il viaggio di istruzione e di formazione, ma anche di divertimento e di svago, e perché no di avventura, che le élites europee, e americane poi, intraprendevano attraverso l'Europa.

Protagonisti indiscussi del Grand Tour erano i giovani che avevano appena concluso gli studi. Con il viaggio, la loro educazione libresca si completava e si perfezionava: le solide categorie apprese nelle università si facevano più duttili, si arricchivano dell'uso di mondo, si aprivano alla moda, al gusto e alla competenza estetica, si completavano con la conoscenza comparata degli uomini e delle nazioni.

Ma a viaggiare erano anche diplomatici, filosofi, collezionisti, amatori d'arte, romanzieri, poeti, artisti. Meta privilegiata era l'Italia, culla della civiltà e dell'arte.

Arrivarono in Calabria personaggi come il romanziere Dumas, Norman Douglas,il famoso Casanova ma soprattutto Goethe, il più grande poeta della letteratura tedesca.

Douglas scrive Old Calabria nel 1915, di ritorno dal suo secondo viaggio nella regione, tra una piccola stanzetta alla periferia di Londra e la mitica sala di lettura del British Museum. Old Calabria non è solo un gran libro di viaggio ma anche un’aggiornata e utile “enciclopedia” sulla realtà calabrese, un eccellente strumento di divulgazione della Calabria. L’elenco delle curiosità
e degli interessi dell'autore é impressionante. Tutto quello che l’occhio riesce a scorgere, subito lo riguarda: Douglas non è mai indifferente o distratto.
Lo interessano le chiese, che lo entusiasmano a patto che siano austere e antichissime, i ruderi di monasteri, le celebrazioni liturgiche albanesi, la religiosità e la superstizione. Ma anche la vita
profana e civile, i volti della gente comune, le posture di solitari pastori, le scritte sui muri, le ingenue pubblicità paesane, i murales di protesta, il culto della pulizia.
Il controllato lirismo di Douglas si scioglie e prorompe, però, in presenza del paesaggio calabro al punto che quando ci trasporta in Sila e ci fa accampare sotto il pino laricio, noi lettori quasi rabbrividiamo per il brusco passaggio dalla luce all’ombra e dalla canicola al refrigerio.
Unanimamente considerata l'opera migliore di Douglas, Old Calabria è stato tradotto in tutte le lingue conosciute dell'epoca.