martedì 29 dicembre 2009

E se nel 2010.....

L'uomo che amate vi dicesse così??

Non sarebbe male, vero?




lunedì 28 dicembre 2009

Consigli per la notte di San Silvestro







Volete passare un Capodanno diverso?




Siete stanchi di cucinare per le solite venti persone che ceneranno a casa vostra la notte di San Silvestro, come tutti gli anni?




Siete stanchi di brindare al nuovo anno con le stesse persone nello stesso locale?




Siete stanchi di ricevere gli stessi sms di auguri ( ai quali magari non rispondete neanche !! )?






ALLORA




LEGGETE QUI DI SEGUITO




E ........QUANDO ARRIVATE




SPEGNETE IL CELLULARE!!!!!!!!!








Festeggia il tuo Capodanno sui monti della Sila




Una cornice magica per il tuo capodanno in Calabria può essere rappresentato dai luoghi incontaminati e salubri della Sila. I suoi scenari innevati e il calore delle sue baite permettono di distaccarsi dallo stress della vita in città, riacquistando le energie perdute attraverso la degustazione dei piatti tipici della cucina tradizionale calabrese.


Ecco alcune proposte per il vostro capodanno calabrese nella neve della Sila










venerdì 25 dicembre 2009

giovedì 24 dicembre 2009


A chi ama dormire, ma si sveglia sempre di buon umore

A chi saluta ancora con un bacio

A chi lavora molto e si diverte di più

A chi va in fretta in auto ma non suona ai semafori

A chi arriva in ritardo ma non cerca scuse

A chi spegne la televisione per fare due chiacchiere


A chi è felice il doppio quando fa a metà

A chi si alza presto per aiutare un amico

A chi ha l'entusiasmo di un bambino e pensieri da uomo

A chi vede nero solo quando è buio

A chi non aspetta Natale per essere migliore


......... BUON NATALE..........

mercoledì 23 dicembre 2009

Vasco Rossi in concerto in Calabria: ogni volta è un gran successo

Le tappe del suo tour: Reggio Calabria, Catanzaro,Cosenza



Eccovi alcune immagini


martedì 22 dicembre 2009

Uno degli eventi culturali più seguiti della scorsa estate

Il tour del celebre musical Notre-Dame de Paris tocca anche la Calabria.

A Catanzaro numerosi appassionati assistono allo spettacolo che racconta la storia di Quasimodo, un essere deforme e di mostruosa bruttezza che suona le campane della cattedrale di Notre Dame. Nonostante tutti provino disgusto e paura nei suoi confronti, Quasimodo (più comunemente detto Il gobbo di Notre Dame) è di animo buono ma non lo manifesta. È triste e frustrato per il fatto di essere diventato sordo a causa della continua esposizione al suono delle campane. La sua sordità e l'assenza di persone con cui parlare lo rendono anche muto. Solamente il suo "padrone", l'arcidiacono Claude Frollo, comunica con lui tramite un linguaggio a gesti. Frollo lo aveva salvato da bambino, quando, abbandonato dai genitori per il suo aspetto deforme, era stato portato in chiesa per essere venduto, o nel peggiore dei casi, ucciso.

Frollo si invaghisce della zingara Esmeralda, che è solita danzare tra le vie di Parigi, in particolare davanti alla grande cattedrale. A causa della sua posizione religiosa e dei suoi princìpi morali che lo portano a detestare profondamente tutti i gitani, Frollo non può manifestare i suoi sentimenti e, per questo motivo, decide di rapire la fanciulla con l'aiuto di Quasimodo. I suoi piani tuttavia vanno a monte perché il bel capitano delle guardie di Parigi, Phoebus de Châteaupers, li coglie sul misfatto, salvando così la ragazza. Quest'ultima si innamora del suo cavaliere.

Quasimodo viene invece fustigato ed Esmeralda è l'unica che provi pietà per lui e che lo disseti durante l'esecuzione. Quasimodo se ne innamora perdutamente.

Da qui la famosa canzone " Bella" , cantata da Quasimodo, Frollo e Phoebus .

IL TESTO E' DI PASQUALE PANELLA E LE MUSICHE SONO DI RICCARDO COCCIANTE


domenica 20 dicembre 2009

Agli amici calabresi ( ma pure a quelli tarquiniesi)

Auguro uno stupendo 2010! Anche se ci saranno giorni bui, l'importante è non arrendersi mai . Ogni dolore guarisce e ci si accorge che intorno il mondo è MERAVIGLIOSO.

Il mare, il sole, la vita , l'amore, la luce del mattino,l'abbraccio di un amico, il viso di un bambino.........MERAVIGLIOSO




sabato 19 dicembre 2009

Un regalo di Babbo Natale

Babbo Natale sta leggendo il giornale e si sofferma su articoli come questo:
"...Che disastro la Salerno-Reggio Calabria e non soltanto per la presenza di continui cantieri, ma anche per tratti lunghissimi in cui parlare di autostrada sembra persino comico, se si pensa che i tratti dove è possibile superare gli 80 km/h sono quasi un miraggio, visto che, su 443 chilometri complessivi di strada, in ben 294 non è possibile superare questo limite, per non contare le erbacce che risiedono, ormai permanentemente, sui margini della carreggiata, arricchiti da spazzatura, qua e là e aree di servizio con bagni ridotti a ruderi".
Poi sospira ed esclama " Niente Ponte sullo Stretto. Quest'anno è meglio terminare i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria....." Prende così il suo sacco dei regali, carica tutto l'occorrente e si mette all'opera.
Grazie al suo intervento,l' "eterna incompiuta "sarà terminata prima del 2080!!!!!!!!

Un sereno Natale con le persone che amo

Oggi ho ricevuto questa mail. Ringrazio di cuore chi l'ha scritta : ti auguro un felice Natale e un anno nuovo pieno di gioie.



Cara Luigina,
ti mando questa mail per raccontarti la mia storia di “emigrata”. Chi ha scritto è mia nipote perché io non sarei in grado. So a mala pena leggere e scrivere, figuriamoci se so far funzionare un computer. Te mi conosci bene ma sei troppo giovane per sapere quante ne ho passate ….,specialmente i primi tempi che ho lasciato il paese. Poi quando passi i 50 anni, fai un bilancio di quello che è stata la tua vita e hai paura di quello che può accadere, di restare sola, di morire da sola, di essere sepolta tra gente “straniera”…. e allora stravolgi ancora una volta il tuo quotidiano e decidi di ritornare, come dici tu nelle citazioni, “ ’a tuoi monti".

Sono nata in una famiglia poverissima, una casetta molto piccola, una camera e una cucina, senza il bagno e tutti dormivamo nel lettone. Andavo scalza nei campi quando avevo solo nove anni, per portare qualche soldo a casa, ho imparato a leggere e scrivere raccogliendo i fogli di giornale caduti per terra ai passanti. Mio padre e mia madre lavoravano duramente dall’alba al tramonto per sfamare me e miei quattro fratelli. Io che ero la più grande mi occupavo di loro. A 16 anni ho incontrato un bravo ragazzo del luogo e mi sono sposata. Quando mi sono sposata, ,anche se con problemi economici,mia madre si è preoccupata di darmi un piccolo corredo, un ricevimento, alcuni mobili per arredare la nostra casa e il vestito per il matrimonio. Ma nemmeno nella mia nuova vita le cose andavano bene. La mancanza di lavoro giù in Calabria ci obbligò a partire. Mio marito mi disse che dovevamo partire per la Germania.Lì avrebbe lavorato in una fabbrica. L’ultima cosa che avrei voluto era quella di lasciare i miei fratelli e mia madre ( mio padre era morto già da qualche tempo). A Monaco ci aiutò un parente a trovar casa e anche un lavoro per me. Quanta tristezza! Non capivo una parola di tedesco. Non avevo amici. La gente era molto distaccata. Italiano era sinonimo di mafia. Come oggi in Italia rumeno è sinonimo di violenze e delinquenza. Dei primi tempi ricordo solo che piangevo tanto ed ero sola. Ma dal punto di vista economico le cose andavano meglio, specialmente quando cominciai a lavorare. Lavoravo in una maglieria. Era duro, durissimo. Uscire di casa alle 6.30 con il buio, con il freddo e la neve. Prender il tram e lavorare tutto il giorno! Ma alla fine del mese avevi uno stipendio. Potevi comprarti qualcosa e mettere pure qualcosa da parte,sempre nella speranza di ritornare al paese. Piano piano mi facevo degli amici ma nonostante avessi tutto, mi mancava tanto quel mondo rurale che avevo lasciato. La città era bella ma anonima. Ma a tutto si fa l’abitudine. E sopravvivi. Ritornavo una volta all’anno in Calabria, d’estate. Ma era a Natale che si sentiva maggiormente la lontananza dai miei. Inoltre non erano nemmeno arrivati figli ad allietare le mie giornate e questo rimane oggi l’unico vero rimpianto. Perché, dopo la morte di mio marito ho deciso che vivere a Monaco non aveva senso. Sono tornata e con i soldi che ho messo da parte in questi 40 anni ho aperto un’attività. Quest’anno il Natale lo passo con i miei fratelli e i miei nipoti. Sono contenta.Ho avuto il coraggio di fare un cambiamento. E’ iniziata una nuova fase della mia vita e spero che duri a lungo per godermela fino in fondo.

Froheliche Weihnachten

Un abbraccio

Filomena

mercoledì 16 dicembre 2009

Il falò della vigilia










Quella di accendere il falò nelle piazze del paese è anch’essa una consuetudine antica che si perde nella notte dei tempi. Di solito alcuni giorni prima della vigilia di Natale, alcuni giovani bussano a tutte le case del rione affinchè ciascuna famiglia contribuisca con un pezzo di legno alla preparazione del falò.Oppure ci si reca nelle vicine campagne a raccogliere fasci di legna e sterpaglie che poi, la sera del 24 dicembre, vengono portati nel luogo convenuto, dove viene allestita una catasta e vi si dà fuoco. E'veramente suggestivo assistere allo sfavillio della legna accesa e allo scoppiettio delle fascine ancora umide di pioggia, mentre gruppi di fedeli, con l’aria un po’ assonnata, entrano devotamente in chiesa per partecipare alla messa di mezzanotte.
L' enorme falò che si accende nelle piazze viene alimentato tutta la notte.I paesani dopo la messa di mezzanotte si riuniscono attorno alla focara cantando e festeggiando. I ragazzi fanno una specie di tour da un falò all'altro e premiano gli organizzatori delle focare con fichi, mele, olio,
noci e miele forniti dai più ricchi del paese.
Perché tanta attenzione per il fuoco?
Come simbolo della purificazione dal peccato originale e per bruciare tutto ciò che di negativo c'è stato nel vecchio anno.

martedì 15 dicembre 2009

ALTRE USANZE NATALIZIE


La strina: epressione della solidarietà e dell'ospitalità della gente di Calabria



"La strina"è una splendida usanza tipica del territorio calabrese riscoperta negli ultimi anni dalle compagnie popolari che la ripropongono nel periodo natalizio ad un pubblico nuovo offrendo il canto augurale non più ad una singola famiglia, bensi ad un vasto uditorio.La "strina" rappresentava un tipico "canto dei questuanti". Di casa in casa i suonatori andavano a portare la "buona novella" della nascita di Cristo, ottenendo in pagamento ed in ringraziamento uova, formaggio, olio, vino e salumi. Canto d'augurio per la solennità del Natale e per il nuovo anno, veniva cantato all'uscio delle famiglie facoltose, almeno inizialmente poi, con le migliorate condizioni economiche delle popolazioni rurali della Calabria, questa tradizione è andata via via scomparendo quasi del tutto per tornare, come prima accennato, ai giorni nostri a cura di compagnie popolari che si dedicano alla riscoperta ed al mantenimento delle antiche tradizioni.La "strina" viene solitamente effettuata nel periodo che va dalla serata della celebrazione della festa della Immacolata Concezione (8 dicembre) alla serata dell'Epifania (6 gennaio). Ai giorni nostri viene portata da gruppi di ragazzi ed amici in casa dei parenti stretti e degli amici intimi per augurare di trascorrere felicemente le festività e tanta fortuna per il nuovo anno.Il canto inizia augurando all'intera famiglia tante gioie e benedizioni per passare poi agli auguri singoli ad ogni componente del nucleo familiare che viene chiamato per nome e al quale nome si lega un particolare augurio in rima.

Ad esempio:


AD UNA PADRONA DI CASA DI NOME MARTINA SI DICE


intra sta casa penna na pernice

oi na pernice

ed a Martina a via n'imperatrici


-in questa casa vola una pernice

si una pernice

e Martina la vedo come un'imperatrice


domenica 13 dicembre 2009

Una canzone speciale per delle persone speciali

Per i bimbi di via Rialto a Rocca-KR- (Omar, Tommaso, Mattia, Maria Pia, Francesco, Guido, Giuseppe, Carmine,Vincenzo,Martino) augurando loro che questo Natale porti tanta serenità.

sabato 12 dicembre 2009

Il Natale in Calabria: i dolci tipici del crotonese

Nei piccoli centri calabresi ci sono invece usi che si rinnovano di anno in anno, in particolare quello di “mettere la frissura” il primo dicembre, un modo come un altro per dare il benvenuto al periodo dell’ avvento. Si provvede, cioè, alla produzione in casa di dolci tipici della tradizione locale, un sapore, un aria, un gusto unico che inebria i vicoli dei vari centri, e dove è consuetudine, oltretutto, offrire vicendevolmente parte della propria produzione ai vicini e parenti più prossimi, laddove i più piccini sono dediti a far da fattorini nello scambio di piatti e guantiere, ricevendone in cambio qualche piccola mancia.


I crustuli, turdilli o cannaricoli calabresi, sono dei tozzetti di pasta frolla, ove ingredienti essenziali per la relativa produzione sono farina, acqua, vermouth, olio di oliva, miele, sale. Una chicca di questo prodotto: nei decenni passati questo era sì uno dei tipici dolci natalizi, ma in epoca di ristrettezza e di magra come allora, allorquando le merendine e le brioss erano di là da venire, i crustuli si conservavano nei tradizionali “tarzaruli”, contenitori di creta o argilla dotati di apposito coperchio in legno, e si consumavano fino a primavera inoltrata.

La pitta è un dolce e/o pane tipico del rituale delle comunità Arbëreshë (albanesi), presenti in vari centri in Calabria per sfuggire secoli addietro ai saccheggi dei turchi; ma anche delle comunità delle Presila Greca con qualche variante anche nel nome, ove viene detta “la riganata”. Nei rituali calabresi è sempre presente il significato di rigenerazione ciclica della vita, che si esprime attraverso le forme, legate nella maggior parte dei casi al cerchio ed alla spirale. E’ difficile darne uno spessore storico certo; ma è inevitabile qualche confronto con mosaici tardo-medioevali .

venerdì 11 dicembre 2009

Numerose sono le iniziative a favore del "gentil sesso"

La Provincia di Crotone, attraverso l’assessorato allo Sport, organizza un corso gratuito di autodifesa diretto alle donne dai 14 ai 60 anni. L’iniziativa, denominata "La Provincia ti Difende", è stata presentata nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato gli assessori Gianluca Marino e Alfonso Dattolo (anche in veste di Sindaco di Rocca di Neto), il Presidente del Coni Claudio Perri ed il maestro di karate Francesco Bellino. L’idea di promuovere un corso di autodifesa nasce e si articola sul concetto di voler dare alle donne, tramite adeguata preparazione, la possibilità di difendersi con efficacia salvaguardando la propria incolumità fisica, nel rispetto della legge. Tra i vari metodi si è scelto il Metodo Globale di Autodifesa (MGA). Una particolarità del Metodo Globale di Autodifesa consiste nel fatto che esso non si basa sulle prerogative fisiche dei praticanti, bensì sulla capacità degli stessi di trasformare a proprio vantaggio le energie utilizzate da chi intende offendere. L’unico modo per poter partecipare al corso, che ricordiamo è gratuito, è quello di scaricare (dal sito istituzionale www.provincia.crotone.it) l’apposito modello di partecipazione che alleghiamo. La domanda andrà protocollata presso l’ufficio protocollo dell’ente intermedio.

sabato 28 novembre 2009

lunedì 23 novembre 2009

UN MITO CALABRESE ( CON DEDICA)

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Dedicata a tutti coloro che negli anni '70 erano dei teenageers e si innamoravano per la prima volta...

UN MITO CALABRESE

Quando gli studenti cominciano "a dare di matto"....

In tre scuole crotonesi è tornata la ‘novembrite’
venerdì 20 novembre 2009

C’eravamo illusi che quest’anno fosse diverso e invece no: nelle scuole crotonesi è ritornato l’incubo delle sostenze maleodoranti. Fino a questo momento, forse distratti dai tanti problemi che hanno attraversato la scuola crotonese, sembrava che gli studenti, almeno per quest’anno, avessero deciso di disertare il tradizionale appuntamento con la ‘novembrite’ e invece proprio quando finalmente è stato risolto il problema degli studenti della Ragioneria, il cui istituto era stato chiuso a scopo preventivo per problemi di natura ambientale, e ogni scuola della città poteva fare regolarmente lezione, gli studenti hanno trovato il modo di creare altri problemi. Mercoledì 17 il vandalismo ha colpito in ben tre scuole superiori: il liceo scientifico ‘Filolao’, l’Ipsia ‘Barlacchi’ e il magistrale ‘Gravina’. Evidentemente la minaccia concreta del diritto all’istruzione vissuta dai colleghi della Ragioneria, che sono rimasti a casa per 40 giorni, non ha lasciato alcun segno. Ovviamente tra gli studenti nessuno ha visto e sentito niente, il vandalismo nelle scuole continua ad essere sostenuto dall’omertà, anche di quelli che non condividono, ma che non hanno il coraggio di denunciare i bulli della situazione. Solo al ‘Gravina’, le lezioni si sono tenute ugualmente, allo Scientifico, sebbene il problema riguardasse solo il plesso più grande, “per solidarietà” hanno deciso di non entrare a scuola pure i ragazzi delle prime e delle seconde classi, che fanno lezione nel plesso più piccolo ubicato accanto a quello centrale. È rimasta completamente chiusa, invece, l’Ipsia. In un passato non molto lontano a Crotone la ‘novembrite’ consisteva nelle contestazioni studentesche. Probabilmente per la maggior parte dei ragazzi erano solo un palliativo - sono ormai lontani e purtroppo anche dimenticati i tempi appassionanti in cui i giovani, anche in Calabria, rispondevano all’appello “studenti, lavoratori”, scendendo nelle piazze con convinzione per rivendicare una società e una scuola più giuste - ma almeno ci si sforzava a trovare una giustificazione alla voglia di non fare scuola; da qualche anno a questa parte, invece, i giovani crotonesi hanno deciso di rinunciare anche a far finta di volere una scuola migliore e l’avvelenano con le loro mani. Loro stessi, così, gettandovi all’interno sostanze maleodoranti, si autoprivano del diritto all’istruzione.

www.ilcrotonese.it

Un altro grave problema del crotonese : la 'ndrangheta

Con il termine 'Ndràngheta (o Famiglia Montalbano, Onorata società, la Santa e Picciotteria) si indica la criminalità organizzata calabrese. La 'ndrangheta si è sviluppata a partire da organizzazioni criminali operanti nella provincia di Reggio Calabria, dove oggi è fortemente radicata, anche se il potere mafioso è in forte espansione nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro e Crotone e Cosenza. Oggi la 'ndrangheta è considerata la più forte e pericolosa organizzazione criminale in Italia con una diffusione della presenza anche all'estero (dal Canada ad altri paesi europei meta dell'emigrazione calabrese). Secondo le forze dell'ordine, in Calabria sono attualmente operanti circa 155 clan locali (definiti cosche o 'ndrine) che affiliano circa 6.000 persone dedite ad attività criminali, legate spesso tra loro da vincoli familiari. Nella regione Calabria la 'ndrangheta svolge un profondo condizionamento sociale fondato sia sulla forza delle armi che sul ruolo economico attualmente raggiunto attraverso il riciclaggio del denaro sporco, riciclaggio che le ha permesso di controllare ampi settori dell'economia dall'impresa al commercio e all'agricoltura, spesso con una forte connivenza di aree della pubblica amministrazione a livello locale e regionale.

http://www.alboscuole.it/articoli.aspx?cod=1932w3ueqi55yxhkz3mfwu2hcprl328-212849

domenica 22 novembre 2009

II residenti di S.Anna: immigrati una risorsa economica ma stiano nel campo
venerdì 20 novembre 2009

La comunità residente in località Sant’Anna non ha intenzione di chiudere gli occhi sulle condizioni di vita all’interno del Centro di accoglienza per immigrati gestito dalla Misericordia di Isola Capo Rizzuto, preoccupata che eventuali disagi vissuti dagli stranieri nel campo finiranno per riflettersi anche all’esterno, peggiorando ulteriormente la vivibilità della contrada, che negli ultimi tempi, proprio a causa della presenza degli stranieri, è stata molto provata. Per questo, dopo la denuncia del Coisp - un sindacato di Polizia che attraverso delle foto inquietanti ha presentato su internet il centro per stranieri come una sorta di lager -, e gli articoli apparsi sul nostro giornale, il ‘Comitato promozionale Sant’Anna’ ha deciso di organizzare un incontro invitando chi nel Centro vi opera e le istituzioni. Mercoledì 18 novembre, però, nella sede del circolo Uisp di San’Anna, a disertare la riunione sono stati in tanti: sicuramente l’assenza più importante è stata quella della Misericordia, ma non si sono presenti nemmeno la Prefettura e il Comune di Crotone, circostanza che ha suscitato vivo malcontento tra gli abitanti della contrada, i quali già in più occasioni hanno denunciato indifferenza istituzionale sui loro problemi. A fornire risposte, però, sono stati alcuni amministratori che di recente hanno fatto visita al campo di Sant’Anna: il presidente del Consiglio provinciale, Benedetto Proto, e il vice presidente della Giunta provinciale, Gianluca Bruno. Quest’ultimo, in particolare, ha ritenuto di conoscere la reale situazione che si vive all’interno del campo “perché - ha detto - dopo la diffusione di alcune notizie da parte di certa stampa, che pare si voglia solo divertire scrivendo male gratuitamente su chi opera nel centro con professionalità e dignità, ho fatto una visita ‘improvvisata’ (sic!, ndr) all’interno”. Garantisce personalmente, quindi, Gianluca Bruno. Secondo lui, anzi, la situazione della contrada rispetto agli scorsi mesi è migliorata: le forze dell’ordine sono costantemente presenti e poi anche il fenomeno della prostituzione è stato ridimensionato. Come? Liberandosi delle nigeriane. Bruno con soddisfazione ha comunicato che nel giorno in cui ha fatto la sua visita “improvvisa” al centro, consultando l’elenco delle presenze ha constatato che “il numero delle nigeriane era pari a zero”. Finalmente! Almeno questo problema è risolto: ora tutti quegli uomini residenti nella provincia di Crotone o comunque di passaggio sulla statale 106 che potevano soddisfare i loro desideri proibiti a buon mercato (anche per la modica cifra di 3 euro) non potranno più peccare. E le foto del Coisp? Secondo Bruno il disagio c’è e non si può negare, però non è da attribuire a chi gestisce il campo, ma piuttosto degli stranieri incivili. “È vero - ha ammesso - ci sono container rotti, rifiuti fuori dai cassonetti, ma se gli immigrati fanno delle risse tra di loro e distruggono tutto o sporcano la colpa è loro”. Per quanto riguarda il Coisp, secondo Bruno è solo “un sindacato minoritario che cerca di attrarre nuovi iscritti montando delle denunce eclatanti o che, probabilmente come certa stampa, ha interesse a far chiudere una realtà che ha ricadute economiche positive sul territorio”. Il sindaco del Comune di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole però ha riconosciuto che “spesso gli stranieri causano i problemi alle strutture, però poi non è sempre facile intervenire tempestivamente perché c’è bisogno di autorizzazioni da parte del ministero. Dentro sicuramente non c’è il paradiso - ha detto - ma almeno una situazione dignitosa”. Il sindaco, poi, ha invitato la comunità a continuare a sostenere l’integrazione degli stranieri
ARRIVANO MIGLIAIA DI CLANDESTINI NEL CROTONESE E VENGONO TRASFERITI NEL CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA DI ISOLA CAPO RIZZUTO
I PROBLEMI DI CROTONE


28 OTTOBRE 2009

Sbarco di immigrati nel crotonese durante la notte

CROTONE – Diverse decine di immigrati, secondo le prime notizie provenienti dalla Turchia ed in gran parte di etnia curda, sono approdati intorno alle 2 di stamani sulla costa ionica crotonese, in localita’ Steccato di Cutro, a bordo di un barcone lungo circa una trentina di metri che si e’ arenato sulla spiaggia. Gli occupanti si sono dispersi a piedi lungo il litorale.

Una ventina di loro e’ stata bloccata questa mattina dalla Polizia nella stazione ferroviaria di Catanzaro Lido, mentre tre sono stati rintracciati dai Carabinieri nella zona di Botricello (Cz). Gli altri sono stati rintracciati da Carabinieri e Polizia di Stato e trasferiti al Cie di Isola Capo Rizzuto (Kr).

Anche quelli rintracciati a Catanzaro sono stati trasportati in pullman nella stessa destinazione. Secondo quanto riferito da alcuni operatori della Polizia, gli immigrati sarebbero partiti da Istambul ed avrebbero fatto un viaggio senza tappe intermedie.


http://www.calabrianotizie.it/2009/10/28/sbarco-di-immigrati-nel-crotonese-durante-la-notte/
DAL SACRO AL PROFANO: LA NOSTRA SQUADRA .


ALTRO CHE JUVE O INTER....

NOI GUARDIAMO OLTRE.....

NON CI PERDIAMO IN CHIACCHIERE....

PER NOI

"IL CIELO E' SEMPRE PIU' BLU"


domenica 8 novembre 2009

L'incoronazione della Madonna di Setteporte
Questo è stato un anno importante per noi parrocchiani di Rocca di Neto. Ha avuto luogo una cerimonia particolare chiamata "incoronazione" della Madonna di Setteporte. Prima abbiamo raccolto l'oro per tutte le case del paese.Ognuno di noi ha contribuito regalando collanine,anelli,orecchini e altro. Poi l'oro raccolto è stato fuso e l'orafo Michele Affidato ha costruito le corone per la statua della Madonna.


Il secondo momento è stata la benedizione delle corone durante un'udienza papale avuta luogo ai primi di marzo 2009.

La benedizione delle corone e dei diademi, realizzate da Michele Affidato, con l’oro offerto dalla comunità di Rocca di Neto, e che arricchiranno il quadro e la statua della Madonna di Setteporte, come si poteva prevedere, è stato un grande avvenimento, non solo atteso con trepidazione, ma di grande gioia per tutti. Numerosi i fedeli che in compagnia di Monsignor Francesco Frandina e del sindaco Alfonso Dattilo, hanno inteso assistere all’udienza Generale concessa da Sua Santità Benedetto XVI, nella quale ha consacrato i sacri monili. Ad essere ricevuti dal Santo Padre, sono stati Monsignor Frandina e il nostro Orafo che ha illustrato il progetto, lo stile e il metodo di lavorazione. Sua Santità, in compagnia del suo segretario , prima di ricevere in dono un bassorilievo in argento, anche questo realizzato dal nostro concittadino, raffigurante la Madonna di Setteporte, omaggio della Comunità Parrocchiale di Rocca di Neto, si è complimentato con l’Orafo crotonese, per le sue preziose creazioni definendole “opere d’arte ricche di luce e di colore”.
Ad accompagnare i miei parrocchiani in Piazza San Pietro c'ero anche io.
Z.L.



Santuario Madonna delle Sette Porte-Rocca di Neto (Crotone)


CROTONE- Rocca di Neto. È in questo luogo che si trova il “Santuario della Madonna delle Sette Porte”, nome derivatogli dalle grazie concesse dalla Vergine alla popolazione in un lontano tempo in cui la vita si prospettava molto dura. In quel tempo infatti, precisamente nel 1460, la situazione era difficile a causa delle rivendicazioni del principe di Rossano Marino di Marzano al quale avevano sottratto il feudo di Rocca di Neto. La chiesa fu costruita nel 1662 ma a causa di terremoti ed altri fattori di danno provocati dal tempo è stata più volte ristrutturata.Al suo interno si trovano varie opere fra cui,la più importante, un dipinto su tela della seconda metà del 1400 che porta molti caratteri dello stile cinque o seicentesco e la cui bellezza ha fatto in modo che nel 1902 fosse commissionata una scultura in legno raffigurante nella stessa modalità la Madonna col Bambino e gli angeli. Questo quadro era presumibilmente posto nella “celletta dell’eremita” di cui oggi, sfortunatamente, non rimane traccia.
Proverbi crotonesi

L’amicizia rinnuvata è cuami a cucina quadiata.(L’amicizia rinnovata è come la cucina riscaldata).

I parianti sunu i dianti.(I parenti sono i denti)

Guardati i du puaviri arricchisciuti e di tignusi cu ri capiddri.(Stai attento ai poveri che si arricchiscono e ai calvi con i capelli)

Viatu chini fadi u pani e amaru chini aspetta a cuddrura i latri.(Beato è chi prepara il pane, disperato è chi aspetta dagli altri la ciambella)

Fija fimmina intra a fascia, dote intra a cascia.(Figlia femmina in fascie, dote nella cassa)

Si Marzu ngrugna ti fa cadiri l’ugna.(Se Marzo fa i capricci fa cadere le unghie)

Marzu, Marzicchiu n’ura ti vagna e e n’ura t’assulicchia.(Marzo, Marzerello, un’ora ti bagna e un’ora ti riscalda)

Bona vinuta norama mpalazzu pozzi durari quantu a nivi a Marzu.(Benvenuta nuora mia in questo palazzo e che tu possa durare quanto la neve a Marzo)

Bona vinuta socrama gentili pozzi durari quanta a nivi i d’Aprili.(Benvenuta, mia suocera gentile, che tu possa vivere quanto la neve ad Aprile)

Pani e mantu u grava tantu(Pane e mantello non sono mai troppi)

Surrasca e tirrubisca e malu tiampu fa, a donna in casa d’atru mala spera fa.(Lampi e tuoni fanno mal tempo, così come la donna in casa d’altri fa cattivo tempo)

Gaddrina chi canta e donna chi rira tagliali a capu e falla muriri.(Gallina che canta e donna che ride, tagliale la testa e falla morire)

Quannu zappi e quannu puti né ziani e né niputi; quannu è l’ura i du vinnumari tutti ziu ti vuanu chiamari.(Quando zappi e quando poti la vigna non ti riconoscono né zii e né nipoti; ma quando è l’ora di vendemmiare tutti zio ti vogliono chiamare)

Quannu u tiampu è da muntagna, pia a zappa e va in campagna, quannu u tiampu è da marina pia a pignata e va a cucina.(Quando il tempo viene dalla montagna prendi la zappa e vai in campagna, quando il tempo viene dalla marina prendi la pentola e vai a cucinare)

U carcarazzu ppi si piari l’affari i l’atri ha fattu l’ali yanchi.(La civetta facendosi gli affari altrui ha fatto le ali bianche)

sabato 7 novembre 2009



GASTRONOMIA CROTONESE

La tradizione culinaria del crotonese basa su alimenti dal sapore robusto, con l’uso frequente di peperoncino piccante e di prodotti spontanei come finocchio aromatico, cipolline selvatiche, cicoria, asparagi etc. Una delle sue peculiarità è “la provvista”, cioè l’uso di preparare in casa particolari conserve che dovevano essere usate durante tutto l’anno. Un’economia domestica di questo genere si può spiegare alla luce delle svantaggiate condizioni socio-economiche nelle quali versava la gente del nostro paese fino a 30 anni fa. I nostri anziani ricordano con enfasi il rito della “mailatura” che avveniva una volta l’anno ed era uno dei momenti di massima partecipazione familiare, coinvolgendo finanche amici e conoscenti. Questo rito offriva la possibilità a chi vi partecipava di affrancarsi dalle vicissitudini giornaliere. Era l’occasione per fare festa nel vero senso della parola, con riti e tradizioni che affondano nella sana civiltà contadina; infatti una delle tante manifestazioni che facevano parte di questo rito era la distribuzione della cosiddetta “parte”, che consisteva nell’offrire a parenti e a vicini un po’ di pancetta, del fegato e una fettina di filetto con l’osso. Il significato di questo rito era quello di voler dividere con gli altri l’abbondanza che “la provvidenza” elargiva in quei giorni di festa. Durante la lavorazione della carne di maiale, niente veniva lasciato al caso, niente era trascurato e menchémeno l’utilizzazione delle parti più povere dell’animale. Proprio le parti meno nobili andavano ad arricchire la dispensa con alimenti che hanno sfamato e deliziato, intere generazioni e che costituiscono il patrimonio gastronomico più caratteristico del nostro paese.

Ricette tipiche del luogo e modalità di preparazione
“A ndujjia”

Questo termine stava ad indicare nel dialetto rocchitano “un niente”, cioè un alimento che non aveva nessun valore qualitativo poiché veniva ricavata dagli scarti del maiale. Si preparava raccogliendo i residui delle interiora e della carne del maiale, amalgamando il tutto con del pepe rosso macinato e sale. L’impasto veniva poi insaccato in un grosso intestino dello stesso maiale e messo a stagionare in luogo asciutto per un lungo periodo.

“A gnelatina”

La gelatina di maiale veniva preparata con la testa, la trippa, la coda, le zampe, le cotenne del maiale, e con l’aggiunta di qualche pezzo di carne magra; il tutto si faceva bollire dopo un’accurata pulizia. Nel frattempo, in un grosso pentolone, si metteva a bollire dell’aceto con pepe rosso, aglio, alloro e poi si aggiungevano le parti del maiale precedentemente cotte e tagliate a pezzetti. Terminate queste operazioni “a gnelatina” si lasciava raffreddare ed assumeva un aspetto gelatinoso.

"La carne salata"

Costole e pancetta magra di maiale vengono passate nel sale e poi messi a strati in un "salaturu" (recipiente di terracotta). La carne si consuma cotta, insieme a verdure, legumi o sugo di pomodoro, di solito dopo diversi mesi.

"Peperoni e Pomodori Verdi salati"

Questi ortaggi vengono raccolti e lasciati riposare per 12 o 24 ore, dopodiché vengono tagliati in due e disposti a strati in un "salaturu" ( recipiente di terracotta) ricoperti con sale e finocchio selvatico. Si consumano fritti.

"Pomodori secchi sott’olio"

Per la preparazione di questo gustosissimo piatto, servono pomodori ben maturi e molto grossi, da tagliare in due, cospargere con sale, e lasciare essiccare al cocente sole d’agosto per un paio di giorni. Quando i pomodori sono ben asciutti, si adagiano nei barattoli formando diversi strati di pomodori alternati con aglio, semi di finocchio, peperoncini rossi spezzettati, il tutto si copre con abbondante olio.

mercoledì 4 novembre 2009

TARTARUGANDO 2009: CONCORSO DI DISEGNO A PREMI 23/10/2009

Legambiente, in collaborazione con la Regione Campania ( Ass. all'Agricoltura e alle Politiche Produttive e Scuole Aperte Ass. all'Istruzione - Formazione e Lavoro), il Comune di Napoli Ass. all'Ambiente e il Parco Nazionale del Cilento e Valle di Daino, indice il IV° concorso di disegno a premi Tartarugando, sul tema della salvaguardia delle tartarughe marine e del mare.
Lo scopo del concorso è diffondere le conoscenze sulle tartarughe marine, rettili che rischiano l'estinzione a causa delle attività umane (inquinamento, pesca intensiva, alterazione degli habitat marini e terrestri).
Il concorso è rivolto a ciascuna delle seguenti categorie:
- Alunni delle scuole elementari
- Alunni delle scuole medie di I° grado
- Alunni delle scuole medie superiori di II° grado
- Non professionisti della pittura
- Professionisti della pittura

Scadenza : 30/11/2009
http://www.riservamarinacaporizzuto.it/documenti/S.O.S._TARTARUGHE.PDF



















L'Area Marina Protetta di Isola Capo Rizzuto



Mare cristallino, sabbia finissima color tiziano, scogliere scoscese e selvagge che si confondono con i colori cangianti del cielo: da questo paesaggio sembrano esalare i profumi di un tempo ed i ricordi della storia.



Questo è ciò che l'Area Marina Protetta "Capo Rizzuto" offre al visitatore, un viaggio tra storia, leggenda, mito e archeologia, ma anche un percorso esclusivo attraverso un patrimonio naturalistico e biologico di notevole valore e preziosità.


Istituita ufficialmente con D.M. del 27 dicembre 1991 e successivo D.M. del 19 febbraio 2002, ricopre una superficie di circa 14.721 ettari e si sviluppa su un territorio di ben 42 km di costa, coinvolgendo due comuni: Crotone ed Isola Capo Rizzuto. L'istituzione dell'area protetta consegue un duplice obiettivo: la preservazione di un tratto di costa unico dal punto di vista ambientale, contraddistinto per oltre 42 km da una lunga teoria di piccole insenature, e la tutela del vasto e ricco patrimonio archeologico, presente sui fondali marini.
Il misterioso castello

Nella meravigliosa Isola di Capo Rizzuto, sul litorale Crotonese sorge uno dei più imponenti castelli calabresi. Un angolo di terra millenario dove si sono intrecciati gloria, sventura e storia, rendendo questo luogo affascinante e misterioso. Le fonti storiche confermano che Le Castella, un vecchio borgo risale al periodo del soggiorno forzato (204 a.c.) del famoso condottiero Cartaginese Annibale. Il nome al plurale “Le Castella” è dovuto all’esistenza di alcuni castelli che misteriosamente sono stati risucchiati dal mare. Questa tesi è resa valida dalla presenza di resti di antiche mura rinvenute nei dintorni del castello Aragonese.Questo maestoso castello situato su un isolotto e collegato alla spiaggia da un lembo di terra è a dir poco stravolgente poiché ammirandolo ricorda la storia e le varie vicende di occupazione e di guerre avvenute nel castello stesso e per lo stesso Castello. Pensiamo agli Arabi quando tra il IX e il XI secolo occuparono le Castella poco vicino ad avere il controllo del Golfo.A quanto pare oggi è infestato dagli spettri di tutti coloro che hanno preso parte ai numerosi assalti al castello, tanto che oltre alle grida dei guerrieri uccisi in battaglia sotto le sue mura, c’è chi sostiene di riuscire in periodi stabiliti a scorgere anche le navi fantasma degli invasori che si avvicinano minacciose al maniero.
Perché nei lontani tempi il golfo era fonte di enorme ricchezza poiché lo scambio significava molto, ma molto denaro e quindi il differenziarsi tra le persone normali.La costruzione attuale delle Castella è opera degli Aragona, che nel XV° secolo resero possibile il sistema offensivo del Regno di Napoli per preservarlo dalle invasioni.Questo Castello ha una pianta irregolare in quanto si ipotizza che sia stato costruito ad una fortificazione già esistente e fatto dagli Angioini.Altri storici confermano che fino al ‘500 vi erano due isolati non lontano dalla terra ferma, in una delle quali, chiamata Ogigia, la ninfa Calypso cantata da Omero nell’ Odissea avrebbe fermato per lungo tempo l’ eroe del mare Ulisse. La costa meravigliosa di Isola di Capo Rizzuto ha visto succedersi le più importanti civiltà del passato. Qui giunsero gli Achei di Miskellos e nel VII sec a.c. sbarcarono sulla costa e fondarono Kroton. Oggi bellissima città di Crotone.

sabato 31 ottobre 2009


Pitagora ieri ed oggi. Un concorso per le scuole

Pitagora simbolo di Crotone
"Pitagora ieri e oggi". L'invito agli alunni delle scuole crotonesi a raccontare Pitagora. Arriva dal Comune di Crotone che, attraverso gli assessorati all'Identità ed alla Pace e Futuro, propone a tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado di presentare il proprio punto di vista rispetto alla figura di Pitagora provando anche a calarla nella realtà di oggi."Pitagora ieri ed oggi" è il titolo del concorso che il Comune ha bandito e che prevede l'assegnazione di tre borse di studio destinate agli studenti delle scuole primarie e secondarie della città di Crotone.I partecipanti dovranno presentare un elaborato ispirandosi alla figura di Pitagora.Il vincitore di ciascuna borsa di studio sarà premiato con un viaggio di cinque giorni all'isola di Samo, città natale del grande filosofo.Gli studenti interessati possono presentare i propri elaborati in un plico debitamente sigillato al Comune di Crotone - Dirigente settore 6, Piazza della Resistenza 1 - Crotone entro le ore 13.00 del 16 novembre 2009.L'intento del Comune è quello di sensibilizzare l'attenzione dei ragazzi su Pitagora la cui opera è conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo e la cui figura è sicuramente il simbolo della città di Crotone.A tale scopo nell'iniziativa è stato coinvolto l'Ufficio Scolastico Provinciale ed i Dirigenti degli istituti scolastici crotonesi.
CROTONE : LA CULLA DEI PITAGORICI


Pitagora nacque a Samo e vi restò finchè non salì al potere un tiranno - Policrate di Samo - sfavorevole all'aristocrazia, nella quale Pitagora si identificava pienamente. Quello di Policrate non è un caso isolato: tutto il V secolo in Grecia (e non solo) è infatti una fase di passaggio da aristocrazia a democrazia (i tiranni infatti erano appoggiati dal popolo). Così Pitagora si vide costretto a fuggire esule a Crotone, nell'attuale Calabria. Ed è qui che egli fondò la scuola, la quale incontrò ben presto un irresistibile successo presso i ceti aristocratici ed i Pitagorici acquisirono un peso determinante nella vita politica di Crotone e delle località limitrofe. Nella scuola l'insegnamento, originariamente, non era affidato allo scritto, ma era impartito oralmente. Inoltre, entrare a far parte della scuola era molto difficile e quando si entrava non vi era la libertà di agire a piacimento: per un po’ di tempo si era, per così dire, Pitagorici "in prova", acusmatici, ossia ascoltatori di precetti che venivano impartiti senza che venisse mostrato il perchè: gli acusmatici di loro non dicevano nulla, ma si limitavano ad imparare i precetti dei Pitagorici già maturi . Interessante è il modo di definizione pitagorico: se ad esempio veniva loro chiesto che cosa fosse bello, rispondevano dicendo la cosa più bella. Era come se trasformassero la domanda "che cosa è bello?" in "quale è la cosa più bella?". E' interessante notare che Aristotele (Metafisica, I), quando ci parla dei vari filosofi che l’hanno preceduto, lo fa singolarmente, ma nel caso dei Pitagorici descrive collettivamente: la scuola stessa era caratterizzata da una vita collettiva (con tanto di comunione dei beni), religiosa e politica, in cui i legami interni erano fortissimi. A Pitagora fu attribuita la valenza di profeta e la sua figura sfumò presto nella leggenda. Le dottrine della scuola erano segrete e anche dopo la morte di Pitagora continuarono ad essere a lui attribuite le variazioni e le evoluzioni, immaginando che parlasse tramite la divinità: da qui nacque la famosa espressione ipse dixit ("l'ha detto lui in persona"), con la quale si indicava che ogni elaborazione non era altro che uno sviluppo delle dottrine del maestro Pitagora. Proprio per questo non sappiamo se il celebre teorema di Pitagora sia effettivamente suo o di qualcun altro a lui vicino. Tutto però ebbe fine quando nel 510 circa vi fu una rivolta democratica a Crotone che portò alla distruzione della scuola, che era di schieramento aristocratico. La tradizione narra che l' opposizione democratica crotoniate, guidata da un certo Cilone, assalì i Pitagorici nella loro sede e ne fece morire un gran numero nelle fiamme.

martedì 27 ottobre 2009




Uno dei più celebri simboli del crotonese: CAPOCOLONNA , il tempio ovvero quello che resta di esso




Eretto probabilmente sopra un precedente edificio di epoca arcaica, il tempio cui appartenne la colonna che vediamo ancora oggi, convenzionalmente denominato edificio A o tempio A, era certamente quello dedicato alla dea Hera Lacinia in quanto si tratta dell'edificio di dimensioni maggiori di tutto il santuario.A causa dei ripetuti saccheggi, del tempio di età classica, oggi non rimane che una sola colonna, parte del basamento e delle fondazioni. La colonna è alta m 8,35 ed è composta da otto rocchi a venti scanalature piatte.L'edificio presentava sei colonne sui lati corti, era quindi esastilo, di cui la colonna superstite, divenuta il simbolo della grecità d'Occidente, era la penultima verso Nord, e 15 sui lati lunghi. Le dimensioni generali dovevano essere di circa 57 metri di lunghezza e 22 metri di larghezza. L'accesso era ad Est, secondo l'uso tradizionale greco. I materiali impiegati per la sua costruzione erano il calcare e la calcarenite locali ed il marmo greco e delle isole Egee.






LA COLONNA


La colonna dorica di Capo Colonna è l'unica superstite del grande tempio di Hera Lacinia che si era conservato quasi integro fino al Cinquecento, periodo in cui cominciarono i primi saccheggi. Ma fu soprattutto con il vicerè di Spagna don Pedro di Toledo, nel 1543, che venne effettuato un massiccio prelievo di materiali da costruzione per attuare il poderoso piano di fortificazione che vide erigere il castello e le mura di Crotone e, successivamente, anche il porto della città.La colonna è alta complessivamente m 8,35 e presenta un fusto con venti scanalature piatte composto da otto rocchi sovrapposti (diametro inferiore m 1,68 e diametro superiore m 1,29). E' scolpita, come i blocchi del basamento, nella locale calcarenite conchiglifera ed era la penultima verso Nord delle sei colonne della fronte orientale, che nei templi greci era la facciata principale. Il piano di appoggio (stilobate) presenta indizi di una intenzionale pendenza rispetto all'asse verticale della colonna (cm 2,55 rispetto al piano orizzontale) e di una leggera inclinazione (cm 11,1) verso la retrostante cella del tempio. Tali accorgimenti segnalano una grande raffinatezza architettonica e servivano a correggere le divergenze che si sarebbero verificate a livello ottico se le sagome delle colonne fossero state effettivamente verticali. Il prospetto esastilo del tempio si offriva alla vista dei naviganti ed era volutamente enfatizzato da una poderosa piattaforma protesa verso il mare a formare una grande scalinata composta da dieci livelli di blocchi sovrapposti, ai piedi della quale doveva probabilmente trovarsi la zona più importante del santuario, meta dei pellegrini e punto di arrivo delle processioni sacre.


Cenni storici


La fondazione di Kroton avvenne sulla fine dell'VIII secolo a.C. ad opera degli Achei. Di tale evento la leggenda ha tramandato la storia di Myskellos di Rhype il quale, avendo interrogato l'oracolo di Apollo a Delfi ebbe l'ordine di fondare una nuova città nel territorio compreso fra Capo Lacinio e Punta Alice. Raggiunge il massimo splendore nel V° secolo, con la scuola filosofica, fondata da Pitagora; con la fiorente scuola medica, di cui si ricordano Alcmeone e Democede; con la vigoria dei suoi atleti, dei quali si ricorda, fra tutti, Milone, vincitore di molte Olimpiadi; con la bellezza delle sue donne, che fanno da modelle a Zeusi per il dipinto di Elena. La città antica ha un circuito murario di 12 miglia ed il fiume Esaro la divide in due parti. La sua zona di influenza (chora) si estende a sud fino a Locri; a nord fino a Sibari, che vince nel 510 a.C.; ad ovest fino al Mar Tirreno. A questo periodo risale l'Heraion di Capo Colonna, che della città greca costituisce uno dei templi extramuranei. In periodo romano, con il passaggio di Pirro e di Annibale la città si avvia ad irrimediabile declino e si restringe notevolmente, secondo le notizie riportate da Tito Livio e da Petronio. In periodo medioevale, a seguito delle continue invasioni barbariche, la città si restringe alla sola collina dell'attuale Centro Storico, ed è protetta da una cinta muraria che circonda l'abitato, seguendo l'andamento del terreno. Fino al Quattrocento la città ed il suo territorio sono feudo della famiglia Ruffo di Calabria, che li detiene con il titolo di marchese, da cui deriva il nome di Marchesato che ancora tutta la zona conserva. Nel 1531 la città, da feudale diventa pertinente del Regio Demanio, e Carlo V, nel piano di fortificazione delle zone costiere, ordina di provvedere alla costruzione di una nuova cinta muraria e del Castello. Il vicerè Don Pedro da Toledo fa iniziare detti lavori nel 1541, affidandone la cura all'architetto militare Gian Giacomo D'Acaja e successivamente al padovano Giovanni Maria Buzzacarino. La cinta muraria, a pianta poligonale, munita di cinque baluardi è protetta, da una parte, dal mare e, dalla restante parte, da ampi fossati e dalla cospicua elevazione. Nel 1799, sull'eco di quanto era accaduto a Napoli, anche a Crotone, la cittadinanza si impadronisce del potere ed innalza l'albero della libertà al posto del Seggio dei nobili. Ma la feroce repressione operata dalle truppe sanfediste del cardinale Ruffo, ha ragione dell'accanita resistenza della città, con grave saccheggio. Nel 1808 la città viene conquistata dai francesi che la detengono fino al 1815. In periodo borbonico la città è meta della sfortunata spedizione dei fratelli Bandiera, che sui trascorsi libertari della sua popolazione, contano per suscitare una insurrezione che si estenda a tutta la Calabria. Dopo l'Unità d'Italia la città vive una profonda trasformazione e nascono i presupposti per il suo sviluppo futuro, legati al porto ed alla produzione di energia elettrica, che agevola l'insediamento di grossi complessi industriali, ora dismessi. Il Regio decreto del 2 febbraio 1938 istituisce il Comune di Crotone

venerdì 23 ottobre 2009

Prima di tutto un po' di...... geografia

Crotone ('Cutrone in dialetto crotonese), è un comune della Calabria capoluogo dell' omonima provincia.La città è collocata sul versante est della Calabria, si affaccia sul Mar Ionio presso la foce del fiume Esaro e il territorio comunale fa parte dell'Autorità del bacino interregionale del fiume Esaro. L'altezza della città è di 8 m sul livello del mare. Il comune ha una superficie di 179,83 km², e conta circa 61.000 abitanti. Crotone è capoluogo di provincia dal 1994.
Il territorio è immerso interamente nella Area marina protetta di Capo Rizzuto e inoltre a fare un ulteriore supplemento a questo magnifico scenario, è presente il promontorio di Capo Colonna, anticamente detto Lacinio, che chiude la città in una grande conca che la divide dal Golfo di Squillace.
Il clima si presenta temperato. L'inverno è generalmente mite, anche se sono possibili temporanee ma repentine diminuzioni di temperatura con occasionali nevicate ,in caso di afflusso di aria polare. L'estate è calda ma discretamente ventilata dalla brezza di mare; solo in presenza di ondate di calore con venti di scirocco o libeccio, le temperature massime possono attestarsi attorno ai 40 °C ma con bassi tassi di umidità relativa. Le precipitazioni si concentrano principalmente in autunno, con massimo secondario invernale; tra la primavera e l'estate può accentuarsi notevolmente la siccità.

giovedì 22 ottobre 2009


Questo blog è dedicato a......


......quelli che hanno lasciato la propria terra natìa per far fortuna altrove


......quelli che hanno inseguito un sogno che nel paese di origine non si poteva realizzare


......quelli che hanno trovato l'amore e messo su famiglia lontano dai propri cari


......quelli che quando ritornano, non vorrebbero più ripartire