E' MIO, solamente MIO il ricordo e l'emozione
della neve che vien giù fuori stagione...
della pioggia d'estate....
sabato 4 giugno 2011
martedì 8 marzo 2011

Tanto gentil e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi si' piacente a chi la mira,
che da' per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender non la puo' chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.
(Dante Alighieri da Vita Nova)
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi si' piacente a chi la mira,
che da' per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender non la puo' chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.
(Dante Alighieri da Vita Nova)
lunedì 14 febbraio 2011
mercoledì 12 gennaio 2011
Quello che fa la differenza.....
Al nord il caffè costa anche € 2,00. Al sud il prezzo del caffè è un mistero, te lo offrono sempre.
Al nord c'è la nebbia. Al sud la nebbia la trovi solo in cucina quando si prepara il pranzo.
Al nord non esiste la criminalità, ci sono solo uomini in giacca e cravatta. Al sud la cravatta si usa solo ai matrimoni.
Al nord vivi per lavorare. Al sud lavori per hobby, quando lavori!
Al nord mangi 80 gr di pasta solo, in una cucina deserta ingozzandoti perché devi correre al lavoro. Al sud ti sfidano a finire un pranzo in una cucina da 150 metri quadri con tante persone a tavola che sembra il concerto dei pooh. E il lavoro? Ah già, ma che fretta c'è, vado più tardi!
Al nord nevica anche in pianura. Al sud non nevica se non sulle vette più alte, ma per una ragione pratica…non abbiamo pianure.
Al nord la vita è frenetica, anche se non devi fare niente devi essere frenetico perché la società te lo chiede. Al sud la parola frenesia l'hanno abolita dal vocabolario e se pure la società chiede qualcosa, basta non rispondergli!
Al nord le comitive di amici sono fatte da 3 o 4 persone al massimo. Al sud le comitive di amici si spostano con pullman, a due piani.
Al nord si bestemmia senza alcun motivo. Al sud si bestemmia con sentimento e dedizione.
Al nord le feste patronali, dove le organizzano, si concentrano in 20 metri quadri, con una giostrina, una bancarella, quattro messe e durano un giorno. Al sud le feste patronali sono così grandi che le 5000 messe converrebbe dirle allo stadio, le bancarelle si perdono all'orizzonte e durano così tanto che una persona può nascere e morire di vecchiaia durante i festeggiamenti.
Al nord in un palazzo mediamente non si conosce nessuno. Al sud mediamente in un palazzo la vicina vive a casa tua,o viceversa.
Al nord sole e mare sono leggende metropolitane. Al sud sole e mare sono uno stile di vita!
Al nord il caffè è un optional. Al sud il caffè è una fede,una bevanda sacra di culto.
Al nord fanno l'happy hour. Al sud 4 filoni di pane da 1 Kg a testa e 1 bottiglia di vino e poi vedi che happy hour.
Al nord quando si parte si porta solo lo stretto indispensabile. Al sud di stretto abbiamo solo lo stretto di Messina!
Al nord una mamma di famiglia che cucina, sempre ammesso che sia a casa, fa il calcolo di quante persone devono mangiare. Al sud una mamma di famiglia per cucinare la cena si alza alle 6 di mattina va in cucina vestita da militare con una fascia rossa in testa e i segni nera sul viso stile rambo e per sapere quando deve cucinare applica una formula matematica complessa il cui risultato porta sempre a raddoppiare le dosi, se non addirittura a triplicarle e chiedendole spiegazioni su perchè ha cucinato in più lei risponderà: "metti che viene qualcuno!"
Al nord quando nevica, lo spazza neve sposta la neve a bordo strada bloccandoti la macchina e la mattina ti devi alzare mezz'ora prima a spalartela per andare a lavorare e non è detto che ci riesci. Al sud non abbiamo ne lavoro ne neve!
Al nord si va a mare con un tramezzino e una coca cola in 5 persone. Al sud tramezzino e coca cola sono solo l'aperitivo.
Al nord fra mare e montagna ci sono 3 ore di macchina. Al sud usiamo l'Aspromonte come trampolino per buttarci a mare!
Al nord in un bar paghi anche l'acqua. Al sud in un bar non paghi!
Al nord fanno i fighi con i Suv. Al sud fanno i fighi con la Panda 4x4 del '92.
Al nord di tanto in tanto vedi un campo di calcetto. Al sud di tanto in tanto vedi qualcosa diversa da un campo di calcetto!
Al nord i tuoi vicini fanno così tanto silenzio che ogni tanto pensi che siano morti. Al sud i tuoi vicini fanno così tanto rumore che ogni tanto pensi che stia passando un corteo della CGIL.
Al nord si fanno le lampade. Al sud usiamo già le lampadine a risparmio energetico!
Al nord se lavori ti arrangi. Al sud se ti arrangi hai un appartamento di 200 metri quadri di proprietà, macchina, televisore al plasma
Al nord non c'è il problema dei rifiuti. Al sud abbiamo il problema dei rifiuti che vengono dal nord!
Al nord si usa poco giocare a carte. Al sud anche. Giochiamo solo dalle 9 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 20.00!
Al nord c'è la nebbia. Al sud la nebbia la trovi solo in cucina quando si prepara il pranzo.
Al nord non esiste la criminalità, ci sono solo uomini in giacca e cravatta. Al sud la cravatta si usa solo ai matrimoni.
Al nord vivi per lavorare. Al sud lavori per hobby, quando lavori!
Al nord mangi 80 gr di pasta solo, in una cucina deserta ingozzandoti perché devi correre al lavoro. Al sud ti sfidano a finire un pranzo in una cucina da 150 metri quadri con tante persone a tavola che sembra il concerto dei pooh. E il lavoro? Ah già, ma che fretta c'è, vado più tardi!
Al nord nevica anche in pianura. Al sud non nevica se non sulle vette più alte, ma per una ragione pratica…non abbiamo pianure.
Al nord la vita è frenetica, anche se non devi fare niente devi essere frenetico perché la società te lo chiede. Al sud la parola frenesia l'hanno abolita dal vocabolario e se pure la società chiede qualcosa, basta non rispondergli!
Al nord le comitive di amici sono fatte da 3 o 4 persone al massimo. Al sud le comitive di amici si spostano con pullman, a due piani.
Al nord si bestemmia senza alcun motivo. Al sud si bestemmia con sentimento e dedizione.
Al nord le feste patronali, dove le organizzano, si concentrano in 20 metri quadri, con una giostrina, una bancarella, quattro messe e durano un giorno. Al sud le feste patronali sono così grandi che le 5000 messe converrebbe dirle allo stadio, le bancarelle si perdono all'orizzonte e durano così tanto che una persona può nascere e morire di vecchiaia durante i festeggiamenti.
Al nord in un palazzo mediamente non si conosce nessuno. Al sud mediamente in un palazzo la vicina vive a casa tua,o viceversa.
Al nord sole e mare sono leggende metropolitane. Al sud sole e mare sono uno stile di vita!
Al nord il caffè è un optional. Al sud il caffè è una fede,una bevanda sacra di culto.
Al nord fanno l'happy hour. Al sud 4 filoni di pane da 1 Kg a testa e 1 bottiglia di vino e poi vedi che happy hour.
Al nord quando si parte si porta solo lo stretto indispensabile. Al sud di stretto abbiamo solo lo stretto di Messina!
Al nord una mamma di famiglia che cucina, sempre ammesso che sia a casa, fa il calcolo di quante persone devono mangiare. Al sud una mamma di famiglia per cucinare la cena si alza alle 6 di mattina va in cucina vestita da militare con una fascia rossa in testa e i segni nera sul viso stile rambo e per sapere quando deve cucinare applica una formula matematica complessa il cui risultato porta sempre a raddoppiare le dosi, se non addirittura a triplicarle e chiedendole spiegazioni su perchè ha cucinato in più lei risponderà: "metti che viene qualcuno!"
Al nord quando nevica, lo spazza neve sposta la neve a bordo strada bloccandoti la macchina e la mattina ti devi alzare mezz'ora prima a spalartela per andare a lavorare e non è detto che ci riesci. Al sud non abbiamo ne lavoro ne neve!
Al nord si va a mare con un tramezzino e una coca cola in 5 persone. Al sud tramezzino e coca cola sono solo l'aperitivo.
Al nord fra mare e montagna ci sono 3 ore di macchina. Al sud usiamo l'Aspromonte come trampolino per buttarci a mare!
Al nord in un bar paghi anche l'acqua. Al sud in un bar non paghi!
Al nord fanno i fighi con i Suv. Al sud fanno i fighi con la Panda 4x4 del '92.
Al nord di tanto in tanto vedi un campo di calcetto. Al sud di tanto in tanto vedi qualcosa diversa da un campo di calcetto!
Al nord i tuoi vicini fanno così tanto silenzio che ogni tanto pensi che siano morti. Al sud i tuoi vicini fanno così tanto rumore che ogni tanto pensi che stia passando un corteo della CGIL.
Al nord si fanno le lampade. Al sud usiamo già le lampadine a risparmio energetico!
Al nord se lavori ti arrangi. Al sud se ti arrangi hai un appartamento di 200 metri quadri di proprietà, macchina, televisore al plasma
Al nord non c'è il problema dei rifiuti. Al sud abbiamo il problema dei rifiuti che vengono dal nord!
Al nord si usa poco giocare a carte. Al sud anche. Giochiamo solo dalle 9 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 20.00!
giovedì 30 dicembre 2010
martedì 14 dicembre 2010
Piaghe di Calabria: l'emigrazione verso la Germania

Quel giorno di dicembre di 50 anni fa la guerra era un ricordo ancora vivo e l’unità europea poco più che una chimera. L’Italia e la Germania erano alle prese con problemi contrapposti. A Sud delle Alpi, specie nel Mezzogiorno e nelle campagne, c’era un esubero di manodopera, ma mancavano le materie prime. In riva al Reno era in atto il boom economico, ma mancavano le braccia necessarie alla produzione.
L’accordo fu trovato molto velocemente e con un ritorno politico per entrambi i governi. Con la valvola di sfogo dell’emigrazione, la Dc e i suoi alleati gettavano acqua sul fuoco delle rivendicazioni sociali dei contadini meridionali, che in quegli anni erano passati più volte alle vie di fatto, occupando i latifondi e scontrandosi duramente con la polizia e gli eserciti privati degli agrari. Da parte sua il governo Adenauer puntava a introdurre nel paese manodopera a basso costo con cui arginare le rivendicazioni salariali del movimento operaio e sindacale tedesco.
Le condizioni per uno scontro frontale tra i “Gastarbeiter”, come venivano chiamati gli italiani, e i lavoratori autoctoni c’erano insomma tutte, specie se si pensa che l’occupazione tedesca da una parte e il “tradimento” italiano dall’altra erano ricordi vicini e tragici per tutti. E, in effetti, l’accoglienza riservata ai ragazzi che arrivavano dal Sud fu, all’inizio, molto dura.
A rileggere le cronache del tempo ci si trova di fronte ad un’incredibile serie di pregiudizi: l’italiano fannullone che ruba lo stipendio che il tedesco si guadagna onestamente, l’italiano assatanato che molesta le donne tedesche, l’italiano accoltellatore e via farneticando. Della lista dei luoghi comuni faceva chiaramente parte anche l’immagine dell’italiano nemico giurato dell’igiene. Peccato che ben pochi cronisti del tempo avessero l’onestà di raccontare che i “Gastarbeiter” venivano alloggiati, a decine per stanza, in baracche fatiscenti e senza servizi igienici ai margini delle fabbriche. Spesso le stesse in cui avevano penato, fino a 10 anni prima, gli “Zwangsarbeiter”, i lavoratori coatti, anche italiani, schiavizzati dai nazisti.
Sul lavoro le cose non andavano certo meglio. Considerati carne da lavoro dai padroni e denigrati dai colleghi che vedevano in loro degli usurpatori dei posti destinati ai “fratelli dell’Est”, gli italiani potevano consolarsi solo con il rispetto dei minimi contrattuali che il sindacato tedesco era riusciti ad imporre al governo e al padronato per tutelare dal dumping i propri iscritti.
Se è vero che il lento processo di integrazione degli italiani è passato in primo luogo dall’adesione al Dgb (il sindacato unitario tedesco), è anche, però, vero che per anni i funzionari sindacali hanno visto nei “Gastarbeiter” sia dei potenziali crumiri, che, paradossalmente, dei pericolosi agitatori. Il fatto stesso di provenire dal paese con il partito comunista più forte dell’Europa occidentale era motivo di sospetto anche per i militanti del Dgb e della Spd in quegli anni di paranoia maccartista.
Il trattato sulla libera circolazione all’interno dei paesi aderenti alla Cee (1961) permise agli italiani di effettuare i primi ricongiungimenti familiari e di spostarsi a più riprese tra Italia e Germania. Erano le premesse sia per la nascita di una comunità stabile, con tanto di patronati, associazioni religiose e ricreative, che per il fenomeno del pendolarismo tra i due paesi, che, a detta di alcuni studiosi, in questi 50 anni ha interessato oltre 3 milioni di persone.
A differenza degli altri gruppi di “Gastarbeiter”, gli italiani risentirono meno del blocco dell’afflusso di manodopera dall’estero, voluto dal governo federale nel 1973 per fronteggiare la crisi economica. Molti ex “Gastarbeiter”, spesso sposati con cittadine tedesche e padri di bambini nati in Germania, si riciclarono come piccoli imprenditori, aprendo ristoranti, bar, gelaterie e negozi.
Oggi siamo alla terza generazione di italiani in Germania. Gli ex “Gastarbeiter” e i loro discendenti sono diventati parte della società tedesca e hanno contribuito a modificarne le abitudini e lo stile di vita. Chi lo desidera adesso può ottenere la cittadinanza tedesca, senza dover più rinunciare a quella d’origine. Con buona pace della destra, che fino a qualche anno fa con Helmut Kohl si ostinava a ripetere che la Germania non era “un paese d’immigrazione”, quella tedesca è una società multiculturale. E questo anche grazie ai “Gastarbeiter” arrivati dal Sud 50 anni fa.
Eppure i tanti problemi ancora sul tappeto (dall’altissima percentuale di disoccupati tra gli italiani, al disastroso rendimento scolastico dei giovani in una scuola tedesca selettiva e classista, fino al disinteresse per la politica) mettono in discussione i risultati ottenuti sulla via dell’integrazione.
Di : Tommaso Pedicini
martedì 7 dicembre 2010
Stadio pieno per l'addio ai ciclisti.Funerali "sconsigliati" ai marocchini.
Dopo la notte di veglia alla chiesa "San Giovanni Battista di Calabria", esequie allo stadio per i sette cicloamatori falciati domenica scorsa sulla statale 18. Avrebbe voluto esserci anche la comunità nordafricana. La Questura: meglio di no. Peggiorano le condizioni di uno dei tre sopravvissuti
LAMEZIA TERME - In uno stadio "Guido D'Ippolito" gremito, si celebrano a Lamezia Terme i funerali dei sette cicloamatori travolti e uccisi domenica mattina 1 sulla statale 18 dall'auto guidata da un uomo sotto effetto di cannabis. All'ingresso delle sette bare, nello stadio si leva un applauso scrosciante, rotto dalle urla di dolore dei familiari. Aprono il corteo gli atleti della squadra di cui le sette vittime facevano parte. I ciclisti si dispongono ai margini del tappeto sul prato dello stadio, aprendo un corridoio attraverso il quale i sette feretri raggiungono l'altare. Ogni bara è accompagnata da una bicicletta. Le casse sono poste su un palchetto rialzato, accanto le foto dei sette ciclisti. Dietro il corteo c'era il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, visibilmente commosso. Presente il sottosegretario al Ministero dell'Interno Michelino Davico in rappresentanza del Governo, come numerose sono le autorità civili e militari presenti, tra cui il sindaco di Catanzaro Rosario Olivo e i rappresentanti di Regione e Provincia. Secondo stime delle forze dell'ordine, sono almeno in 5mila a seguire le esequie allo stadio. Fa molto caldo, a Lamezia. Caldo che, assieme all'incontenibile emozione, determina il malore in due giovani, un ragazzo e una ragazza, a cui i sanitari del 118 prestano soccorso.
"Il gesto più grande: amare e perdonare". "Davanti alla morte noi restiamo attoniti. Davanti a queste morti siamo inermi e profondamente rattristati. Nel cuore della domenica, la notizia dell'incidente che ha coinvolto questi nostri fratelli ci ha travolti, ha gettato tutta la città in un turbine di dolore. Ha parlato al cuore di tutti gli uomini e di tutte le donne d'Italia". Così il vescovo Cantafora nel corso della sua omelia. "Noi abbiamo sempre bisogno di capire le dinamiche, spiegare le cause di fatti così terribili, attribuire le colpe. E quindi è cominciata la ridda di sentimenti contrastanti e di sfoghi legittimi. Ma, davanti a questi nostri fratelli, davanti al dramma della vita e della morte, le domande si fanno più profonde, cercano risposte, oltre che in noi, soprattutto nella parola di Dio. Dinanzi a questo grande dolore non ci resta che fissare il volto del Cristo morente, totalmente abbandonato al Padre: solo così quel cuore ha trovato pace. Siamo qui per esprimere fraterna solidarietà ai familiari. Ci sentiamo in questo momento coinvolti nella responsabilità di vivere il gesto più grande: comprendere, amare, perdonare. Non è questo il tempo di puntare il dito o di cadere nei luoghi comuni.
Piuttosto, chiediamo al Signore di saper accogliere la sua luce che viene dall'alto".
Pellegrinaggio alla camera ardente. Per tutta la notte e fino a poco prima delle esequie, centinaia di persone si sono messe in coda davanti alla chiesa di San Giovanni Battista di Calabria, dove è stata allestita la camera ardente. Preghiere, fiori, lacrime e parole di conforto ai familiari dei ciclisti morti. Nella chiesa si è protratta fino a tarda ora una lunga veglia di preghiera celebrata dal vicario della diocesi di Lamezia, don Pasquale Luzzo. Sui feretri, sistemati intorno all'altare, le foto e le maglie dei ciclisti. Il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, ha proclamato il lutto cittadino e ha invitato i commercianti, le scuole e gli altri uffici pubblici a osservare un minuto di silenzio in concomitanza con l'inizio i funerali.
Peggiorate condizioni di un sopravvissuto. All'arrivo frontale di quel bolide impazzito dopo un sorpasso azzardato, erano dieci i ciclisti sulla statale 18, in località Marinella. Solo tre sono sopravvissuti. Fuori pericolo Fabio Davoli, ricoverato all'ospedale di Catanzaro, e Gennaro Perri, ora nel nosocomio di Lamezia Terme. Peggiorano invece le condizioni di Domenico Strangis, ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Cosenza e sottoposto ieri sera a un nuovo intervento chirurgico.
Gli altri sette ora sono lì, sette bare allineate una accanto all'altra. In perfetto ordine, come quando i sette amici andavano in bicicletta e si allineavano in fila indiana per tagliare il vento. Franco Bernardi, professore di educazione fisica, fondatore della palestra Atlas che li aveva fatti conoscere, Rosario Perri, Franco Stranges, Domenico Palazzo, Pasquale De Luca, Vinicio Puppin e Giovanni Cannizzaro. Un bidello, due avvocati, il meccanico, il giovane commerciante. Diversi per età, idee, professione, ma uniti dalla stessa passione che ogni domenica li faceva uscire di casa di buon mattino per affrontare a forza di pedalate cinquanta, settanta chilometri.
La comunità marocchina. Finché, domenica mattina, i loro destini non hanno incrociato quello di del giovane marocchino Chafik El Ketani, 21 anni, l'uomo al volante della mercedes assassina, arrestato per omicidio colposo plurimo aggravato dall'assunzione di cannabis. L'intera comunità marocchina di venditori ambulanti, circa duemila persone, ha subito manifestato la volontà di partecipare ai funerali per stringersi accanto alle famiglie dei ciclisti. Ma la Questura le ha sconsigliato di esserci, stamattina.
"Siamo vicini alle famiglie delle vittime - ha fatto sapere in serata la comunità marocchina - anche se le condizioni della grande disgrazia non ci permetteranno di essere presenti ai funerali. Ci teniamo a informare che domani ci uniremo in preghiera per commemorare e ricordare la vita spezzata di questi nostri fratelli".
Fonte: Repubblica.it
LAMEZIA TERME - In uno stadio "Guido D'Ippolito" gremito, si celebrano a Lamezia Terme i funerali dei sette cicloamatori travolti e uccisi domenica mattina 1 sulla statale 18 dall'auto guidata da un uomo sotto effetto di cannabis. All'ingresso delle sette bare, nello stadio si leva un applauso scrosciante, rotto dalle urla di dolore dei familiari. Aprono il corteo gli atleti della squadra di cui le sette vittime facevano parte. I ciclisti si dispongono ai margini del tappeto sul prato dello stadio, aprendo un corridoio attraverso il quale i sette feretri raggiungono l'altare. Ogni bara è accompagnata da una bicicletta. Le casse sono poste su un palchetto rialzato, accanto le foto dei sette ciclisti. Dietro il corteo c'era il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, visibilmente commosso. Presente il sottosegretario al Ministero dell'Interno Michelino Davico in rappresentanza del Governo, come numerose sono le autorità civili e militari presenti, tra cui il sindaco di Catanzaro Rosario Olivo e i rappresentanti di Regione e Provincia. Secondo stime delle forze dell'ordine, sono almeno in 5mila a seguire le esequie allo stadio. Fa molto caldo, a Lamezia. Caldo che, assieme all'incontenibile emozione, determina il malore in due giovani, un ragazzo e una ragazza, a cui i sanitari del 118 prestano soccorso.
"Il gesto più grande: amare e perdonare". "Davanti alla morte noi restiamo attoniti. Davanti a queste morti siamo inermi e profondamente rattristati. Nel cuore della domenica, la notizia dell'incidente che ha coinvolto questi nostri fratelli ci ha travolti, ha gettato tutta la città in un turbine di dolore. Ha parlato al cuore di tutti gli uomini e di tutte le donne d'Italia". Così il vescovo Cantafora nel corso della sua omelia. "Noi abbiamo sempre bisogno di capire le dinamiche, spiegare le cause di fatti così terribili, attribuire le colpe. E quindi è cominciata la ridda di sentimenti contrastanti e di sfoghi legittimi. Ma, davanti a questi nostri fratelli, davanti al dramma della vita e della morte, le domande si fanno più profonde, cercano risposte, oltre che in noi, soprattutto nella parola di Dio. Dinanzi a questo grande dolore non ci resta che fissare il volto del Cristo morente, totalmente abbandonato al Padre: solo così quel cuore ha trovato pace. Siamo qui per esprimere fraterna solidarietà ai familiari. Ci sentiamo in questo momento coinvolti nella responsabilità di vivere il gesto più grande: comprendere, amare, perdonare. Non è questo il tempo di puntare il dito o di cadere nei luoghi comuni.
Piuttosto, chiediamo al Signore di saper accogliere la sua luce che viene dall'alto".
Pellegrinaggio alla camera ardente. Per tutta la notte e fino a poco prima delle esequie, centinaia di persone si sono messe in coda davanti alla chiesa di San Giovanni Battista di Calabria, dove è stata allestita la camera ardente. Preghiere, fiori, lacrime e parole di conforto ai familiari dei ciclisti morti. Nella chiesa si è protratta fino a tarda ora una lunga veglia di preghiera celebrata dal vicario della diocesi di Lamezia, don Pasquale Luzzo. Sui feretri, sistemati intorno all'altare, le foto e le maglie dei ciclisti. Il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, ha proclamato il lutto cittadino e ha invitato i commercianti, le scuole e gli altri uffici pubblici a osservare un minuto di silenzio in concomitanza con l'inizio i funerali.
Peggiorate condizioni di un sopravvissuto. All'arrivo frontale di quel bolide impazzito dopo un sorpasso azzardato, erano dieci i ciclisti sulla statale 18, in località Marinella. Solo tre sono sopravvissuti. Fuori pericolo Fabio Davoli, ricoverato all'ospedale di Catanzaro, e Gennaro Perri, ora nel nosocomio di Lamezia Terme. Peggiorano invece le condizioni di Domenico Strangis, ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Cosenza e sottoposto ieri sera a un nuovo intervento chirurgico.
Gli altri sette ora sono lì, sette bare allineate una accanto all'altra. In perfetto ordine, come quando i sette amici andavano in bicicletta e si allineavano in fila indiana per tagliare il vento. Franco Bernardi, professore di educazione fisica, fondatore della palestra Atlas che li aveva fatti conoscere, Rosario Perri, Franco Stranges, Domenico Palazzo, Pasquale De Luca, Vinicio Puppin e Giovanni Cannizzaro. Un bidello, due avvocati, il meccanico, il giovane commerciante. Diversi per età, idee, professione, ma uniti dalla stessa passione che ogni domenica li faceva uscire di casa di buon mattino per affrontare a forza di pedalate cinquanta, settanta chilometri.
La comunità marocchina. Finché, domenica mattina, i loro destini non hanno incrociato quello di del giovane marocchino Chafik El Ketani, 21 anni, l'uomo al volante della mercedes assassina, arrestato per omicidio colposo plurimo aggravato dall'assunzione di cannabis. L'intera comunità marocchina di venditori ambulanti, circa duemila persone, ha subito manifestato la volontà di partecipare ai funerali per stringersi accanto alle famiglie dei ciclisti. Ma la Questura le ha sconsigliato di esserci, stamattina.
"Siamo vicini alle famiglie delle vittime - ha fatto sapere in serata la comunità marocchina - anche se le condizioni della grande disgrazia non ci permetteranno di essere presenti ai funerali. Ci teniamo a informare che domani ci uniremo in preghiera per commemorare e ricordare la vita spezzata di questi nostri fratelli".
Fonte: Repubblica.it
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